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COME COSTRUIRE UN BUON RAPPORTO CON VOSTRO FIGLIO

Nel nostro appuntamento odierno tenteremo di dare qualche indicazione operativa, necessariamente molto generica, su come creare quella vicinanza attenta e sollecita (in caso di bisogno) di un genitore verso il proprio figlio che costituirà poi la base della sicurezza dell’uomo che verrà. La prima indicazione, talmente banale da essere scontata, è di passare tempo con vostro figlio. Per avere la possibilità di costruire un rapporto solido e profondo bisogna anzitutto avere tempo da vivere insieme. Mi capita spesso di sentire da parte dei genitori questa sorta di ritornello: “L’importante non è la quantità ma la qualità del tempo passato insieme”. Posizione assolutamente condivisibile, però all’interno di un range che garantisca la possibilità di instaurare un rapporto, ossia di avere esperienze compiute e da compiere insieme, da pensare, progettare, realizzare, per poi condividerle con gli altri. Se non c’è questa condizione minima di esperienze da costruire insieme e condividere non p…
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SINDROME DA RIENTRO DALLE VACANZE? CHE COSA NASCONDE!?

Nelle rubriche dedicate al benessere di giornali, settimanali e riviste patinate non si parla d’altro: la Sindrome da Rientro dalle vacanze. E se ne parla in modo molto serio e, a tratti, allarmante. Quasi come se si trattasse di una malattia, alla stregua di una polmonite, o di un evento esistenzialmente critico, paragonabile alla perdita di una persona cara o ad un cambiamento epocale nel percorso di vita di una persona. Si tratta di una sindrome - così si legge – che comporta irritabilità, umore depresso o soggetto a repentini sbalzi, apatia o stati di ansia generalizzata, difficoltà a mantenere la concentrazione. Insomma, è una sindrome da non sottovalutare – dicono gli esperti -  rispetto alla quale bisogna prepararsi (con una serie di accorgimenti molto dettagliati), sulla quale è opportuno intervenire laddove si presenti (con rimedi altrettanto puntuali) e da monitorare nel caso in cui dia luogo a disturbi più gravi (come depressione, sindromi ansiose, disturbi dell’umore…). A…

CHE COSA DEVO ASSOLUTAMENTE DARE A MIO FIGLIO?

Questa settimana prendiamo avvio da una mail che mi è giunta proprio in rapporto alla rubrica “Psicologia e Vita” (all’indirizzo info@bassanipsicologo.it). E’ la lettera molto carica di umanità di una giovane donna che si avvicina alla grandiosa esperienza della maternità con qualche comprensibile preoccupazione e un altrettanto legittimo entusiasmo. La domanda che percorre tutta la mail potremmo sintetizzarla in questi termini: che cosa è indispensabile che io dia a mio figlio? Che cosa è fondamentale che gli passi in modo da farne una persona forte, sicura e, per quanto può dipendere da un genitore, felice? E’ la domanda delle domande, per un genitore, e la Psicologia dell’Età Evolutiva fin dalle sue origini (la Filosofia prima ancora) se l’è posta in modo radicale. Cerchiamo di rispondere partendo da alcune espressioni molto dirette di John Bowlby, il padre della teoria dell’attaccamento. “La caratteristica più importante dell’essere genitori? – si chiede Bowlby in un passaggio ce…

COME SI FA A CREDERE IN SE' STESSI?

Oggi affrontiamo uno dei temi attorno ai quali c’è più interesse da parte del senso comune: la capacità di credere in sé stessi, la cosiddetta autostima. Su questo argomento nella letteratura specialistica, come anche nelle rubriche delle riviste a più ampia diffusione, si trova moltissimo materiale, con indicazioni e conclusioni tra loro abbastanza eterogenee, che fanno riferimento alle rispettive scuole di appartenenza dei diversi autori. Su questo, come su altri argomenti che abbiamo affrontato insieme, non avrebbe però senso cercare di fare un riassunto di ciò che la ricerca ha prodotto. Cerchiamo, piuttosto, di offrire una lettura abbastanza intuitiva dell’autostima, che possa dare delle indicazioni dirette su come lavorare su sé stessi in rapporto a questo tema. Partiamo, ancora una volta, dal senso comune. Sicurezza in sé stessi, nel gergo quotidiano, si traduce spesso con espressioni del tipo “sapere ciò che si vuole”, “essere tutti d’un pezzo”, “sapere il fatto proprio”. Esp…

CHE COSA VUOL DIRE "TI AMO"?

In questo intervento ci concediamo una piccola digressione, tra psicologia e costume, relativamente all’uso che facciamo delle parole e al significato che attribuiamo loro. Partiamo dall’espressione d’amore per antonomasia: “Ti amo”. Ciò che diremo è però riferibile a qualsiasi espressione di cui facciamo uso, soprattutto se ha a che fare con sentimenti e stati emotivi. Che cosa significa “Ti amo”? E che uso facciamo di questa espressione? – ci siamo chiesti. Domanda di centrale importanza nella vita di ciascuno se consideriamo il fatto che attorno alla vita affettiva, ossia all’amore, si gioca gran parte della partita della felicità. Prendo questo delicatissimo argomento un po’ alla larga, a costo di sembrare di andare fuori tema, partendo da uno dei padri del pragmatismo americano, Charles Sanders Peirce, che abbiamo già avuto modo di citare. Nella sua grandiosa riflessione sull’uso del linguaggio e sul suo significato è arrivato a definire un criterio molto chiaro e univoco: il si…

ECCO COME CI INGANNIAMO MINUTO PER MINUTO

Nell’ultimo intervento, parlando dell’evitamento, abbiamo fatto riferimento ad un aspetto talmente importante della dinamica psichica che richiederebbe un libro intero: l’autoinganno. Proviamo qui ad osservarne alcuni aspetti, i più macroscopici, bypassando intenzionalmente tutti i corollari “tecnici” e le differenze con cui le diverse tradizioni di ricerca psicologica ne hanno trattato. Autoinganno, etimologicamente, non ha bisogno di ulteriori spiegazioni: è il modo attraverso cui ci inganniamo in rapporto alle reali motivazioni che ci spingono ad agire come agiamo o in rapporto all’effetto che hanno su di noi alcuni eventi. Nell’immaginario del senso comune si tratta di un fenomeno marginale, che riguarda solo alcune persone e particolari momenti di vita. In realtà noi tutti ci inganniamo, e lo facciamo così frequentemente e convintamente da non rendercene neppure conto (com’è ovvio che sia, altrimenti che inganno sarebbe!?). Parto da un esempio, come sempre, per rendere più chiar…

LA PAURA CHE NON SI RIESCE A VEDERE

Chiuso l’excursus sul tema della felicità, torniamo a trattare dell’evitamento, o fuga, per usare un termine più comune. Dicevamo, nell’intervento precedente, di quanto sia potente la tentazione di scappare ogniqualvolta ci troviamo a che fare soprattutto con la paura e il dolore. Osservavamo anche quanto sia efficace, come strategia, la fuga, ma che poi generi “effetti collaterali” fortemente spiacevoli, ossia un potenziamento della paura o del dolore stessi e un forte impatto sull’autostima. Oggi focalizziamo la nostra attenzione sulle modalità attraverso cui la fuga interviene in modo quasi invisibile e “dissimula” le proprie mosse. Il senso comune individua come fuga la circostanza in cui una persona, di fronte a una opzione dolorosa, paurosa o semplicemente difficile, sceglie deliberatamente di non affrontarla. In effetti si tratta di una fuga, in senso proprio, ma la scelta consapevole di fuggire è il meno problematico degli evitamenti nella misura in cui è una scelta completam…