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LITIGI E CONFLITTI DI COPPIA, ISTRUZIONI PER L'USO

Oggi cerchiamo di sfatare un luogo comune molto diffuso, soprattutto nei rapporti di coppia. Si tratta dell’idea per cui una buona relazione è quella in cui non ci sono conflitti e, tendenzialmente, non si litiga mai. Sembra quasi un’ovvietà: se moglie e marito vanno d’accordo su tutto avranno pochissime occasioni di contrasto e non si scontreranno mai, quindi – per definizione – saranno una buona coppia. Ma alle ovvietà, come sempre, dobbiamo stare attenti! Dobbiamo anzitutto intenderci su che cosa significa “andare d’accordo”. Secondo il senso comune significa sostanzialmente avere gli stessi interessi, essere mossi dalle stesse passioni, pensarla nello stesso modo su molti aspetti della vita quotidiana e sulle questioni esistenziali più importanti (l’educazione dei figli, il sistema di valori di riferimento, il proprio “credo”). Significa, cioè, essere molto “simili” e quindi poter contare sulla possibilità di costruire spazi di esperienza e di pensiero comuni in cui ritrovarsi. E…
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I SEGNI DELL'EMOTIVITA' NON ESPRESSA

C’è un sottile filo conduttore che percorre il nostro itinerario virtuale: l’attenzione all’emotività, a ciò che proviamo. Dai nostri primi interventi su “Dove si nasconde la salute”, fino allo scorso appuntamento dedicato all’educazione emotiva, il comun denominatore di ciò che stiamo cercando di argomentare è la cura per quello che proviamo. L’idea di fondo è che quanto più siamo consapevoli di ciò che viviamo sul piano emotivo e riusciamo ad esprimerlo, tanto meglio stiamo. Nell’esperienza quotidiana questa correlazione ci è costantemente sotto gli occhi. Quante volte ci troviamo nelle condizioni di dire: se gliel’avessi detto…; se ci avessi provato…; se avessi espresso ciò che avevo in animo di fare… In effetti, come abbiamo già osservato, una delle poche regole universali della psicologia è che il non detto agisce molto più del detto. Ossia, tutto ciò che non viene espresso si manifesta e agisce con modalità più forti e difficili da individuare nell’esperienza personale. Pensiam…

L'EDUCAZIONE EMOTIVA

Considerando l’interesse che il tema dell’educazione e del benessere dei figli sta suscitando, oggi aggiungiamo un altro piccolo tassello al nostro puzzle. Ci occuperemo infatti di quella che potremmo definire “educazione emotiva”. Iniziamo da una contestualizzazione dell’area di pertinenza. Che cosa significa “educazione emotiva”? Sono moltissime, com’è lecito aspettarsi, le declinazioni attraverso cui si può intendere questa espressione. Noi concentreremo la nostra attenzione sull’aiuto che un genitore può dare al proprio figlio circa il mettere a fuoco e il dare nome a ciò che prova. Abbiamo già avuto modo di dire quanto questo aspetto sia strettamente intrecciato al benessere personale. Nelle poche righe che seguono cerchiamo di dare qualche indicazione su come favorire tale capacità. Partiamo da un dato di fatto. Un bambino quanto più è piccolo tanto meno ha dimestichezza con il mondo e con sé stesso. Negli episodi che costituiscono la sua vita agli esordi un bambino prova una s…

COME COSTRUIRE UN BUON RAPPORTO CON VOSTRO FIGLIO

Nel nostro appuntamento odierno tenteremo di dare qualche indicazione operativa, necessariamente molto generica, su come creare quella vicinanza attenta e sollecita (in caso di bisogno) di un genitore verso il proprio figlio che costituirà poi la base della sicurezza dell’uomo che verrà. La prima indicazione, talmente banale da essere scontata, è di passare tempo con vostro figlio. Per avere la possibilità di costruire un rapporto solido e profondo bisogna anzitutto avere tempo da vivere insieme. Mi capita spesso di sentire da parte dei genitori questa sorta di ritornello: “L’importante non è la quantità ma la qualità del tempo passato insieme”. Posizione assolutamente condivisibile, però all’interno di un range che garantisca la possibilità di instaurare un rapporto, ossia di avere esperienze compiute e da compiere insieme, da pensare, progettare, realizzare, per poi condividerle con gli altri. Se non c’è questa condizione minima di esperienze da costruire insieme e condividere non p…

SINDROME DA RIENTRO DALLE VACANZE? CHE COSA NASCONDE!?

Nelle rubriche dedicate al benessere di giornali, settimanali e riviste patinate non si parla d’altro: la Sindrome da Rientro dalle vacanze. E se ne parla in modo molto serio e, a tratti, allarmante. Quasi come se si trattasse di una malattia, alla stregua di una polmonite, o di un evento esistenzialmente critico, paragonabile alla perdita di una persona cara o ad un cambiamento epocale nel percorso di vita di una persona. Si tratta di una sindrome - così si legge – che comporta irritabilità, umore depresso o soggetto a repentini sbalzi, apatia o stati di ansia generalizzata, difficoltà a mantenere la concentrazione. Insomma, è una sindrome da non sottovalutare – dicono gli esperti -  rispetto alla quale bisogna prepararsi (con una serie di accorgimenti molto dettagliati), sulla quale è opportuno intervenire laddove si presenti (con rimedi altrettanto puntuali) e da monitorare nel caso in cui dia luogo a disturbi più gravi (come depressione, sindromi ansiose, disturbi dell’umore…). A…

CHE COSA DEVO ASSOLUTAMENTE DARE A MIO FIGLIO?

Questa settimana prendiamo avvio da una mail che mi è giunta proprio in rapporto alla rubrica “Psicologia e Vita” (all’indirizzo info@bassanipsicologo.it). E’ la lettera molto carica di umanità di una giovane donna che si avvicina alla grandiosa esperienza della maternità con qualche comprensibile preoccupazione e un altrettanto legittimo entusiasmo. La domanda che percorre tutta la mail potremmo sintetizzarla in questi termini: che cosa è indispensabile che io dia a mio figlio? Che cosa è fondamentale che gli passi in modo da farne una persona forte, sicura e, per quanto può dipendere da un genitore, felice? E’ la domanda delle domande, per un genitore, e la Psicologia dell’Età Evolutiva fin dalle sue origini (la Filosofia prima ancora) se l’è posta in modo radicale. Cerchiamo di rispondere partendo da alcune espressioni molto dirette di John Bowlby, il padre della teoria dell’attaccamento. “La caratteristica più importante dell’essere genitori? – si chiede Bowlby in un passaggio ce…

COME SI FA A CREDERE IN SE' STESSI?

Oggi affrontiamo uno dei temi attorno ai quali c’è più interesse da parte del senso comune: la capacità di credere in sé stessi, la cosiddetta autostima. Su questo argomento nella letteratura specialistica, come anche nelle rubriche delle riviste a più ampia diffusione, si trova moltissimo materiale, con indicazioni e conclusioni tra loro abbastanza eterogenee, che fanno riferimento alle rispettive scuole di appartenenza dei diversi autori. Su questo, come su altri argomenti che abbiamo affrontato insieme, non avrebbe però senso cercare di fare un riassunto di ciò che la ricerca ha prodotto. Cerchiamo, piuttosto, di offrire una lettura abbastanza intuitiva dell’autostima, che possa dare delle indicazioni dirette su come lavorare su sé stessi in rapporto a questo tema. Partiamo, ancora una volta, dal senso comune. Sicurezza in sé stessi, nel gergo quotidiano, si traduce spesso con espressioni del tipo “sapere ciò che si vuole”, “essere tutti d’un pezzo”, “sapere il fatto proprio”. Esp…