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IL SOTTILE CONFINE TRA ACCETTAZIONE E RASSEGNAZIONE

Come abbiamo già avuto modo di osservare, ci sono alcuni termini su cui è determinante fare chiarezza quando si decide di compiere un percorso su di sé. Attorno a quei termini, e alle “disposizioni” che inducono, si giocano infatti partite importanti rispetto al benessere individuale. La parola su cui quest’oggi concentriamo la nostra attenzione è “accettazione”, contrapposta a “rassegnazione”, con la quale viene spesso erroneamente equiparata. Si tratta di un termine fondamentale nella misura in cui designa la possibilità di “fare pace” con alcuni aspetti di sé con i quali è più difficile convivere e scendere a patti. Prendiamo avvio da una celebre citazione di Carl Rogers, uno dei padri della cosiddetta “psicologia umanistica”. La frase da cui partiamo è la seguente: “E’ nel momento in cui mi accetto così come sono che divento capace di cambiare”. Sembra quasi una contraddizione in termini: accettazione, in una lettura superficiale, suggerisce infatti una dimensione di stasi, di pa…
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CHE COSA E' UN ATTACCO DI PANICO?

Nello scorso intervento ci siamo soffermati sulla differenza tra paura, ansia e attacco di panico. Oggi - sulla scorta di due mail che sono state inviate - cerchiamo di dare qualche indicazione in più sulle condizioni che possono favorire l’insorgenza degli attacchi di panico e di chiarirne meglio la natura.  Dicevamo la volta scorsa che nell’attacco di panico uno degli aspetti più allarmanti è l’impossibilità di mettere in atto qualsiasi strategia per fronteggiarlo, proprio nella misura in cui appare indecifrabile, nell’origine e nelle manifestazioni, e assolutamente ingovernabile. Questa caratteristica fa dell’attacco di panico un’esperienza che non è paragonabile alle altre due condizioni alle quali viene spesso apparentato, ossia paura e ansia. Entrambe queste ultime hanno infatti un “oggetto”, ossia sono riconducibili ad un’origine chiara, che sia di natura interna od esterna. La paura è sempre paura di qualcosa (un animale, un’esperienza, un incontro…), così come l’ansia (che …

PAURA, ANSIA O ATTACCO DI PANICO?

Nell’intervento odierno cerchiamo di fare chiarezza su alcune parole e condizioni che vengono spesso utilizzate come sinonimi, ma che descrivono esperienze emotive tra loro molto diverse. Ci riferiamo a quella condizione genericamente indicata come paura, ma che al suo interno presenta una varietà di importanti sfaccettature, alcune delle quali sconfinano nel disagio psichico. E’ il sottile confine che separa paura, ansia e attacco di panico. La paura è un’emozione che conosciamo bene da quando siamo bambini: un rumore improvviso, la minaccia di un cane rabbioso, il non trovare, anche solo per un attimo, il papà o la mamma. E’ una reazione di allarme che prepara all’azione. Ciò che innesca tale reazione è tendenzialmente qualcosa di esterno, che avviene nell’ambiente in cui ci si trova. Nell’età adulta mantiene le stesse caratteristiche ma cambia, in rapporto all’età, ciò che fa paura. Le condizioni esterne che provocano una reazione emotiva di questo tipo diventano meno frequenti, a…

LA PRIMA REGOLA PER NON SOCCOMBERE: DARSI VALORE

Proseguiamo questo nostro excursus sulla coppia cercano di sintetizzare in un’unica dimensione alcuni tratti che, nella vita a due, sono imprescindibili. L’aspetto su cui concentreremo la nostra attenzione in questo contributo è il valore personale, ossia l’importanza che una persona sente di avere e che, viceversa, attribuisce al proprio interlocutore, in una relazione di coppia. Si tratta di un aspetto, anche in questo caso, che si dà per scontato, non si osserva mai, ma permea qualsiasi relazione tra le persone, a maggior ragione una relazione di coppia. A ben guardare il modo in cui mi approccio a un qualsiasi interlocutore, ossia gli parlo, mi atteggio, mi permetto o meno di essere libero e naturale dice molto del valore che lui ha per me e che io ritengo di avere per lui. Che si tratti di un amico, un conoscente, un collega, o della compagna di una vita, tutti i modi del mio relazionarmi con lui o con lei dice del valore reciproco che sentiamo di avere. In qualsiasi relazione o…

PERDERSI... NELLA RELAZIONE DI COPPIA

Nello scorso intervento abbiamo insistito sul fatto che è inevitabile, per una coppia, andare incontro a conflitti. Anzi, ci siamo azzardati a dire che una coppia “in salute” è quella che è in grado di vedere i conflitti al proprio interno e di affrontarli prima che aprano una distanza incolmabile all’interno della coppia stessa. In questo senso avevamo parlato dell’importanza di “litigare bene”, espressione che sembra una contraddizione in termini, ma che, come vedremo, ha il suo senso. Se si litiga si è già “oltre misura” – direbbe il senso comune -  quindi non è possibile “litigare bene”. Quando si apre un conflitto è necessario mettere in atto tutto ciò che è a disposizione della coppia per uscire da quella condizione il più velocemente possibile. E’ una argomentazione, quest’ultima, che su un piano teorico appare assolutamente sensata, ma nasconde una pericolosa insidia: la possibilità che, in nome del quieto vivere, si mettano a tacere e si nascondano sotto il tappeto piccole/g…

LITIGI E CONFLITTI DI COPPIA, ISTRUZIONI PER L'USO

Oggi cerchiamo di sfatare un luogo comune molto diffuso, soprattutto nei rapporti di coppia. Si tratta dell’idea per cui una buona relazione è quella in cui non ci sono conflitti e, tendenzialmente, non si litiga mai. Sembra quasi un’ovvietà: se moglie e marito vanno d’accordo su tutto avranno pochissime occasioni di contrasto e non si scontreranno mai, quindi – per definizione – saranno una buona coppia. Ma alle ovvietà, come sempre, dobbiamo stare attenti! Dobbiamo anzitutto intenderci su che cosa significa “andare d’accordo”. Secondo il senso comune significa sostanzialmente avere gli stessi interessi, essere mossi dalle stesse passioni, pensarla nello stesso modo su molti aspetti della vita quotidiana e sulle questioni esistenziali più importanti (l’educazione dei figli, il sistema di valori di riferimento, il proprio “credo”). Significa, cioè, essere molto “simili” e quindi poter contare sulla possibilità di costruire spazi di esperienza e di pensiero comuni in cui ritrovarsi. E…

I SEGNI DELL'EMOTIVITA' NON ESPRESSA

C’è un sottile filo conduttore che percorre il nostro itinerario virtuale: l’attenzione all’emotività, a ciò che proviamo. Dai nostri primi interventi su “Dove si nasconde la salute”, fino allo scorso appuntamento dedicato all’educazione emotiva, il comun denominatore di ciò che stiamo cercando di argomentare è la cura per quello che proviamo. L’idea di fondo è che quanto più siamo consapevoli di ciò che viviamo sul piano emotivo e riusciamo ad esprimerlo, tanto meglio stiamo. Nell’esperienza quotidiana questa correlazione ci è costantemente sotto gli occhi. Quante volte ci troviamo nelle condizioni di dire: se gliel’avessi detto…; se ci avessi provato…; se avessi espresso ciò che avevo in animo di fare… In effetti, come abbiamo già osservato, una delle poche regole universali della psicologia è che il non detto agisce molto più del detto. Ossia, tutto ciò che non viene espresso si manifesta e agisce con modalità più forti e difficili da individuare nell’esperienza personale. Pensiam…